Come scegliere le scarpe antinfortunistiche
Un paio di scarpe sbagliate si riconosce spesso alla fine del turno: piedi affaticati, talloni doloranti, calze umide o una suola che non dà sicurezza sul pavimento. Le scarpe antinfortunistiche non sono una dotazione generica da scegliere soltanto in base alla taglia o al prezzo. Devono rispondere al rischio reale della mansione, adattarsi a chi le indossa per molte ore e mantenere le proprie prestazioni nel tempo.
Per un magazziniere, un addetto alla manutenzione, un corriere o chi lavora in officina, la protezione da urto e schiacciamento è centrale. In un laboratorio, in una farmacia o in un'attività commerciale possono pesare di più l'aderenza su superfici lisce, il comfort durante gli spostamenti e la facilità di pulizia. La scelta corretta parte quindi dall'ambiente di lavoro, non dall'estetica.
Da quale rischio devono proteggere
La scarpa di sicurezza è un dispositivo di protezione individuale. Non sostituisce attenzione, ordine nel luogo di lavoro o procedure corrette, ma riduce le conseguenze di eventi frequenti come la caduta di piccoli carichi, lo schiacciamento, la perforazione della suola, lo scivolamento e il contatto con liquidi.
Prima dell'acquisto conviene osservare con precisione ciò che accade durante una giornata tipo. Si movimentano scatoloni, utensili o materiali pesanti? Ci sono chiodi, sfridi metallici o superfici irregolari? Il pavimento può essere bagnato da acqua, olio o detergenti? Si lavora all'esterno, al freddo o sotto la pioggia? Una scarpa molto protettiva ma inadatta al contesto può diventare ingombrante, calda e poco confortevole. Al contrario, un modello leggero pensato per ambienti puliti non è sufficiente dove esiste un rischio di perforazione o caduta di carichi.
La valutazione del rischio aziendale e le indicazioni del responsabile della sicurezza restano il riferimento da seguire. Chi acquista per una piccola impresa dovrebbe evitare di uniformare tutti i reparti con lo stesso modello senza verificare mansioni, superfici e condizioni operative.
Norme e marcature: cosa leggere sull'etichetta
Le calzature di sicurezza certificate riportano la marcatura CE e il riferimento alla norma tecnica applicabile. Per le scarpe con puntale di sicurezza, la norma oggi più diffusa è la EN ISO 20345:2022. Il puntale protegge le dita da urto e compressione secondo i requisiti previsti dalla norma, ma il livello di protezione complessivo dipende dalle altre caratteristiche dichiarate dal produttore.
Le sigle sono utili per confrontare prodotti, purché siano interpretate insieme. SB indica la dotazione base con puntale; S1 aggiunge caratteristiche come tallone chiuso, proprietà antistatiche e assorbimento dell'energia nel tallone. S1P aggiunge la resistenza alla perforazione, mentre le classi S2 e S3 includono anche requisiti di resistenza all'assorbimento e alla penetrazione dell'acqua nella tomaia. Nella classificazione più recente possono comparire sigle come S3L, S3S, S7L e S7S, legate al tipo di lamina antiperforazione e alla protezione dall'acqua.
Non occorre memorizzare tutte le lettere: occorre verificare che la scheda tecnica dichiari le prestazioni richieste. Una suola antiscivolo, per esempio, va valutata rispetto alle superfici effettive. Anche la dicitura antistatica non significa isolamento elettrico: sono due caratteristiche diverse e non intercambiabili.
Puntale: acciaio, alluminio o composito
Il puntale in acciaio è una soluzione collaudata, resistente e spesso conveniente. Può incidere sul peso complessivo, soprattutto nei modelli più strutturati. L'alluminio offre una protezione comparabile con un peso ridotto, mentre il composito è apprezzato quando servono leggerezza, isolamento termico o assenza di parti metalliche.
Non esiste il materiale migliore in assoluto. Per chi cammina molto tra scaffali e reparti, qualche grammo in meno può fare differenza a fine giornata. Per impieghi gravosi, contano invece costruzione generale, stabilità e compatibilità con il rischio, non soltanto il materiale del puntale.
Lamina antiperforazione e suola
Quando il rischio arriva dal basso, la lamina antiperforazione è essenziale. Le soluzioni metalliche sono tradizionalmente molto resistenti e coprono una superficie definita della pianta. Le lamine tessili o composite possono risultare più flessibili e leggere, ma vanno scelte controllando la specifica classe di resistenza indicata dal produttore.
La suola deve poi offrire equilibrio tra grip, durata e flessibilità. Una scolpitura profonda aiuta su terreni sconnessi o sporchi, ma può trattenere residui. Per interni, magazzini e superfici industriali conta una mescola che mantenga aderenza senza rendere la camminata rigida. Se sono presenti oli, idrocarburi, calore o rischio di scariche elettrostatiche, servono prestazioni specifiche dichiarate in scheda.
Comfort: la protezione deve restare indossabile
Una scarpa certificata ma scomoda viene allacciata male, lasciata nell'armadietto o usata oltre il necessario. Il comfort è quindi una parte concreta della prevenzione. La calzata deve lasciare spazio alle dita senza far scivolare il tallone; una punta troppo stretta crea pressione e vesciche, mentre un modello troppo ampio riduce la stabilità.
La prova andrebbe fatta nel momento in cui il piede è più affaticato e leggermente dilatato, con la calza da lavoro normalmente utilizzata. Camminare qualche minuto, piegare il piede e simulare scale o accovacciamenti permette di rilevare subito punti di sfregamento. Non è prudente contare sul fatto che una scarpa molto stretta “ceda” in seguito.
Per turni lunghi, sono utili una soletta ben conformata, un sostegno adeguato dell'arco plantare e una buona capacità di assorbire gli impatti al tallone. La traspirabilità è importante in ambienti caldi, ma non deve compromettere la protezione richiesta contro acqua e agenti esterni. In questi casi il compromesso va scelto in base alla frequenza dell'esposizione: una tomaia molto impermeabile è utile all'aperto, ma può essere meno fresca per chi lavora sempre al chiuso.
Modello basso, alto o tipo sneaker
Le scarpe basse sono pratiche per chi si sposta spesso su pavimentazioni regolari e necessita di libertà di movimento. I modelli alti sostengono maggiormente la caviglia e possono essere preferibili su terreni irregolari, cantieri o attività esterne, a fronte di una struttura generalmente più calda e meno rapida da indossare.
Le calzature di sicurezza in stile sneaker hanno reso più semplice portare protezione anche in magazzino, logistica e attività commerciali. Sono spesso leggere e gradevoli, ma l'aspetto sportivo non deve guidare la scelta. Bisogna controllare marcature, puntale, suola e resistenza alla perforazione esattamente come per uno scarponcino tradizionale.
Per chi alterna ufficio, punto vendita e area di carico, può essere sensato tenere due paia dedicate, se l'organizzazione del lavoro lo consente: una calzatura più leggera per le attività senza rischio specifico e un DPI certificato per l'accesso alle zone operative. Usare la stessa scarpa per ogni situazione non è sempre la soluzione più efficiente.
Manutenzione e sostituzione delle scarpe antinfortunistiche
Pulire regolarmente tomaia e suola aiuta a preservare aderenza e materiali. Fango, polvere, carta compressa, trucioli o residui oleosi possono accumularsi nel battistrada e ridurre la presa. Dopo il lavaggio, la calzatura va asciugata lontano da fonti di calore dirette, che possono irrigidire pelle, colle e componenti tecnici.
La sostituzione non dipende soltanto dall'età della scarpa. Una suola consumata, una tomaia tagliata, una deformazione del puntale, cuciture aperte o un evidente calo di stabilità sono segnali da non trascurare. Dopo un urto importante o lo schiacciamento causato da un carico, la protezione interna può essere compromessa anche se il danno esterno sembra minimo.
Per gli acquisti aziendali è utile registrare modello, taglia, data di consegna e reparto di destinazione. Semplifica i riordini, rende più uniforme la dotazione e permette di raccogliere riscontri reali da chi le indossa ogni giorno. Una buona scarpa antinfortunistica non è quella più tecnica sulla carta: è quella certificata per il rischio presente, calzata correttamente e mantenuta in condizioni affidabili fino al momento della sostituzione.
